La responsabilità civile del Committente

La responsabilità civile del Committente

Ciao!! oggi ti parlo della Responsabilità civile del committente .

Il legislatore è tornato per l’ennesima volta sulla delicata materia della responsabilità solidale negli appalti di lavori modificando nuovamente la normativa ma, per una volta, non sono cattive notizie, anzi. Viste le frequenti modifiche riteniamo utile fare il punto della situazione alla data attuale anche se il lettore frettoloso potrà trovare un’estrema sintesi già nel titolo del presente articolo: resta in vigore la responsabilità solidale per retribuzioni e contributi sociali e assicurativi, del tutto cancellata quella in materia fiscale.
Potrà essere utile fare un po’ di storia e ricordare brevemente la disciplina previgente.

A metà del 2012 un decreto del governo Monti aveva introdotto (in realtà re-introdotto) la responsabilità fiscale dell’appaltatore con il subappaltatore per il versamento all’Erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e dell’IVA dovuta dal subappaltatore. Il committente (ma questo vale per tutti i committenti anche quelli privati cioè la generico Sig. Rossi) invece rischiava una pesante sanzione amministrativa (da 5.000 e 200.000 euro) qualora avesse pagato l’appaltatore senza acquisire la documentazione che attestava che appaltatore e eventuali subappaltatori avevano correttamente provveduto agli adempimenti fiscali scaduti; la sanzione era dovuto solo se i soggetti a valle nella catena, appaltatori e subappaltatori cioè, non avevano ottemperato ai loro obblighi.

Era anche previsto che il committente potesse sospendere il pagamento all’appaltatore (e del pari quest’ultimo nei confronti dei subappaltatori) fino a che non fosse stata acquisita la documentazione a comprova dell’avvenuto pagamento degli obblighi fiscali. Si trattava di una norma da sempre osteggiata dalle associazioni di categoria e più in generale da tutto il mondo delle imprese: all’inizio, nella comprensibile confusione iniziale, si era determinato un vero e proprio blocco dei pagamenti ma anche successivamente, quando alcune circolari dell’ADE avevano finalmente chiarito diversi (ma non tutti) aspetti c’era comunque chi, strumentalmente e in malafede, approfittava di questa normativa per ritardare i pagamenti.

Per tutti, committenti, appaltatori e subappaltatori restava il forte appesantimento burocratico, tanta inutile carta che girava, e l’irritazione delle imprese che ritenevano che venissero scaricati sulle loro spalle compiti che invece sarebbero toccati allo stato: “noi siamo aziende, paghiamo le tasse, non possiamo fare anche i poliziotti, questo non è nostro compito” era la giusta lamentela che abbiamo ascoltato tante volte dai nostri associati.

Questa normativa aveva perso un primo pezzo a metà del 2013 quando il c.d. “Decreto del fare” (DL 69/2013) aveva abrogato la responsabilità solidale relativamente all’IVA; a fine 2014 poi il decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali ( D.Lgs 21 novembre 2014, n. 175, pubblicato in G.U. il 28/11 e entrato in vigore il 13/12/2014) ha cancellato anche la responsabilità solidale sulle ritenute fiscali; un provvedimento che le associazioni di categoria hanno salutato con favore e che rappresenta una semplificazione effettiva e non solo annunciata.

La responsabilità solidale fiscale esce dunque dall’ordinamento ma resta quella per le retribuzioni, contributi e premi INAIL nonché, sia pure entro certi limiti, in materia di sicurezza sul lavoro.

Vediamo dunque quali sono le fonti della responsabilità solidale tuttora vigente:
• art. 1676 del codice civile (retribuzione del lavoratore).;
• art. 29, co. 2, d.lgs. n. 276/2003 (Decreto attuativo della Legge Biagi; retribuzioni, contributi e premi assicurativi)
•art. 26, comma 4, d.lgs. n. 81/2008 (sicurezza sul lavoro, infortuni non indennizzati dall’INAIL); ne facciamo un cenno per completezza ma non ce ne occuperemo in questa nota.

L’articolo 1676 del codice civile prevede che i dipendenti dell’appaltatore possano agire direttamente nei confronti del committente qualunque esso sia per conseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda”. L’azione può essere esercitata nei confronti sia di committenti pubblici che privati, non ha limiti temporali ma può riguardare le sole retribuzioni e trova un limite nel debito residuo del committente nei confronti dell’appaltatore; se il committente ha saldato integralmente il corrispettivo non c’è spazio per questa azione.

La fonte di maggior rilievo per la responsabilità solidale al momento è però rappresentata dall’articolo 29 del D.Lgs 276 del 2003 che prevede che ilcommittente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori, entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di TFR, i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto. Sono invece escluse dall’obbligo solidale le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell’inadempimento. Il committente chiamato in giudizio dai dipendenti dell’appaltatore può eccepire la preventiva escussione del debitore principale; detto in parole povere e senza perderci nei tecnicismi della procedura questo significa che il dipendente dell’appaltatore potrà pretendere il saldo di quanto gli spetta dal committente solo dopo che si è dimostrato che il suo datore di lavoro non ha i mezzi per farlo; discorso analogo per enti previdenziali e assicurativi. Dal DL 76 del 2013 nel novero dei soggetti tutelati dalla responsabilità solidale abbiamo non solo i dipendenti dell’appaltatore o del subappaltatore ma anche altri soggetti autonomi che intervengono nell’appalto (es. i Cococo o i Cocopro; non riguarda invece gli artigiani; si veda la Circolare Minlavoro 35/2013).
Come possono tutelarsi il committente e eventualmente l’appaltatore dal rischio di dover rispondere in solido coi soggetti a valle nella catena?

In via preliminare ricordiamo l’obbligo per il committente e per l’impresa affidataria di verificare l’idoneità tecnico professionale rispettivamente delle imprese appaltatrici e dei subappaltatori previsto dal D.Lgs 81 sulla sicurezza sul lavoro, obbligo che, quando si tratta di cantieri temporanei o mobili (i cantieri edili in sostanza), prevede tra le altre cose l’acquisizione del DURC (cfr. art.90 comma 9 sub a e art. 97 comma 2 che rimandano all’Allegato XVII) che naturalmente offre qualche garanzia in merito agli adempimenti nei confronti degli enti previdenziali e assicurativi.

Tuttavia il DURC ha dei limiti: lo sfasamento temporale rispetto ai lavori in corso di esecuzione e anche il fatto che nulla dice a proposito delle retribuzioni. Il committente potrà dunque richiedere all’appaltatore (e quest’ultimo ai subappaltatori) della documentazione aggiuntiva che possa tranquillizzarlo in ordine al rischio di dover rispondere in solido; potrà trattarsi ad esempio di un elenco dei dipendenti impiegati nell’appalto, di copia dell’ultimo F24, del LUL (Libro Unico del Lavoro), dei cedolini quietanzati, di un DURC con data più aggiornata anche se quello acquisito è ancora valido ecc. Nel contratto d’appalto potrà inoltre essere prevista l’introduzione di ritenute a garanzia in occasione di ogni SAL (Stato avanzamento lavori).

Sono però molto importanti alcune precisazioni; per semplicità parleremo di committente e appaltatore ma le considerazioni valgono anche nel rapporto tra appaltatore e subappaltatori:

a) Tutta questa documentazione ulteriore fornisce al committente elementi per ritenere che l’appaltatore ha ottemperato agli obblighi nei confronti dei dipendenti ma non libera il committente dal vincolo solidale verso l’appaltatore e gli eventuali subappaltatori;

b) Non esiste obbligo di legge di fornire questa ulteriore documentazione: l’obbligo ha natura meramente contrattuale; significa che, intanto che le parti si siedono per accordarsi su tempi, prezzi ecc. si accorderanno anche su quale documentazione (e con quale periodicità) l’appaltatore si impegna a fornire al committente. Se il contratto d’appalto non contiene nulla a questo proposito l’appaltatore (in disparte qui ogni considerazione di natura commerciale sull’opportunità di mantenere buoni rapporti col cliente) nulla deve al committente; richieste in tal senso avanzate al momento di liquidare la prima fattura non hanno alcun fondamento e spesso si tratta di tentativi in malafede per posporre il momento del pagamento.

c) Proprio in quanto non si tratta di obbligo di legge che espone a sanzioni in caso di non ottemperanza ma di mera pattuizione tra le parti è opportuno, per non complicare inutilmente la vita a se stessi e agli altri, che le richieste siano proporzionate a importo e durata dell’appalto: un appalto di una settimana dove interviene un unico lavoratore espone il committente al rischio (peraltro in un caso del genere estremamente improbabile) di dover rispondere in solido per qualche centinaio di euro, ben diverso evidentemente il caso di un appalto pluriennale dove intervengono contemporaneamente una dozzina di lavoratori.
Un tema delicato che qui accenniamo solamente è quello del rapporto tra l’ulteriore documentazione cui si accennava in precedenza e la normativa sulla privacy. E’ lecito chiedere all’appaltatore dati relativi alla retribuzione dei propri dipendenti? Il Ministero, nella risposta al quesito n. 18/B del vademecum sul LUL di dicembre 2008, dà una risposta positiva purché venga rispettata la normativa sulla privacy. Non è chiarissimo cosa questo significhi in concreto; in linea di massima è ritenuto senz’altro ammissibile fornire informazione relative al mero importo delle retribuzioni mentre il discorso diventa senz’altro più delicato e richiederebbe un approfondimento ad hoc qualora dalla documentazione consegnata al committente possano ricavarsi informazioni in merito a dati sensibili quali le condizioni di salute, l’adesione a sindacati ecc.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *
You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>