Alberto Castagna

Ristrutturazione e risanamento Facciate

Ristrutturazione e risanamento Facciate

Ciao !!!! Oggi vi parlerò di un argomento molto importante : il risanamento delle facciate.

Il problema di un corretto intervento di risanamento delle facciate si presenta, quindi, di particolare interesse per l’edilizia moderna ed è confermato dal peso sempre crescente acquisito dal settore del restauro e della manutenzione a scapito di quello relativo alle nuove costruzioni.
La realizzazione di un corretto intervento di manutenzione delle facciate non può prescindere da una attenta esecuzione dei particolari costruttivi dell’edificio e nella scelta dei cromatismi che meglio valorizzino l’estetica del fabbricato nel contesto in cui lo stesso è ubicato.
Tuttavia, il successo di un intervento di manutenzione dipende strettamente dalle operazioni di risanamento eseguite prima della tinteggiatura, quali la bonifica della muratura dall’umidità, la corretta riparazione degli elementi in calcestruzzo degradati, l’efficace impermeabilizzazione dei balconi e delle terrazze.
Quindi, sebbene la scelta della proprietà e dei cromatismi delle finiture colorate o delle tinteggiature rappresenti l’elemento di maggior impatto visivo, e quindi estetico, l’intervento di manutenzione delle facciate non può prescindere da una corretta preparazione del supporto cioè delle superfici da tinteggiare.
L’obiettivo primario in un intervento di manutenzione, è quello di analizzare le cause di degrado più ricorrenti che riguardano gli elementi costruttivi principali ed accessori esistenti in facciata quali telaio in calcestruzzo armato, pannelli di tamponamento, balconi e gronde, fasce marcapiano e cornici di balconi e finestre.
Manutenzione delle facciate in calcestruzzo armato :Il degrado del telaio in calcestruzzo armato, ad esempio, è determinato dall’azione corrosiva delle armature promossa dall’anidride carbonica presente nell’aria e favorita dal calcestruzzo di qualità scadente per l’elevato rapporto acqua/cemento. Gli elementi maggiormente interessati dalla corrosione delle armature e della conseguente espulsione del calcestruzzo del copriferro sono gli aggetti presenti in facciata ed in particolare i frontalini e le zone intradossali delle solette dei balconi.
Questi elementi, infatti, sono quelli maggiormente esposti all’azione dell’anidride carbonica, dell’ossigeno e dell’acqua piovana necessari perché il processo di corrosione possa manifestarsi. Il degrado degli elementi aggettanti, inoltre, può essere esaltato da difetti di impermeabilizzazione, oppure dalla errata esecuzione di particolari costruttivi finalizzati all’eliminazione del ristagno dell’acqua.
Il corretto intervento di risanamento degli elementi in calcestruzzo deve, pertanto, mirare all’eliminazione dei difetti di impermeabilizzazione esistenti ed al ripristino dell’alcalinità della matrice cementizia in cui l’armatura è annegata.
L’impermeabilizzazione dei terrazzi può essere eseguita con notevole risparmio economico, senza dover ricorrere alla rimozione dei massetti esistenti mediante l’impiego di protezioni elastiche impermeabili a base cementizia modificata con lattici tipo MAPELASTIC della Mapei . L’intervento può essere eseguito dopo aver rimosso le sole piastrelle non aderenti le quali verranno sostituite .
La membrana impermeabile deve possedere sufficiente elasticità (allungamento a rottura di circa il 18 %) per poter coprire senza lacerarsi eventuali lesioni che possono formarsi nel rivestimento esistente.
Si potrà procedere, quindi, alla posa del nuovo rivestimento impiegando un adesivo cementizio di classe C2 in accordo alla norma EN 12004.
Il ripristino degli elementi in calcestruzzo armato che sono interessati dal fenomeno degradante su ampie superfici potrà essere effettuato dopo aver asportato le parti di calcestruzzo incoerenti ed aver rimosso completamente la ruggine dalle armature, proteggendo l’armatura con una malta cementizia anticorrosiva e ricostruendo la sezione mediante l’impiego di malte a ritiro compensato. Questi materiali sono prodotti da primarie aziende quali Mapei , Weber , Sika , Kerakoll ecc.
Il grado di finitura voluto potrà essere conseguito con una rasatura cementizia monocomponente .
Per interventi localizzati che riguardino sia i frontalini, che le fasce marcapiano oppure le cornici in calcestruzzo degradato di porte e finestre si potrà utilizzare per il ripristino della sezione una malta a presa rapida a ritiro compensato.
Si tratta di una malta cementizia che potrà essere impiegata sia per il ripristino della sezione ammalorata, che per la finitura delle superfici grazie alla granulometria particolarmente fine (min 0.5 mm) degli aggregati in essa contenuti.
Indipendentemente dall’utilizzo delle malte , la protezione delle superfici in calcestruzzo può essere completata da un ciclo di pitture elastomeriche di tipo acrilico costituite da un fondo cui si fa seguire l’applicazione della pittura protettiva.
L’intervento descritto prevede, quindi, per le strutture in calcestruzzo una protezione tripla affidata al ciclo di pitture elastomeriche che ha la funzione di impedire l’ingresso delle sostanze aggressive (O², CO², etc.) nel conglomerato cementizio, alla malta cementizia utilizzata per il ripristino della sezione del calcestruzzo, che per la sua alcalinità consente ai ferri d’armatura di mantenersi in condizioni di passività, ed infine, alla malta anticorrosiva che esalta lo stato di protezione dell’acciaio preservandolo dalle azioni aggressive favorite da eventuali fessurazioni che dovessero insorgere nella malta da ripristino.
Oltre alle strutture in calcestruzzo armato anche gli intonaci possono presentarsi fessurati e/o degradati. È il caso, ad esempio, degli edifici costruiti con blocchi in laterizio alleggeriti di grosse dimensioni, dove la mancata bagnatura del supporto prima dell’applicazione dell’intonaco può favorire l’insorgere di fessure in corrispondenza dei giunti di malta.
La fessurazione, inoltre, può interessare anche il ricorso di malta che separa gli elementi di tamponamento dal telaio in calcestruzzo armato per il diverso comportamento dilatazionale tra il conglomerato cementizio e il laterizio.
Anche un non perfetto collegamento tra paramento interno ed esterno del setto murario può promuovere la formazione di cavillature dell’intonaco, soprattutto se lo spessore di applicazione dello stesso viene contenuto al di sotto dei 15 mm.
Oltre alle soluzioni di continuità l’intonaco può essere interessato da fenomeni di degrado e distacco dal sottostante supporto. Generalmente, quest’ultimo è conseguente all’impiego di intonaci particolarmente ricchi di cemento e, per questo motivo, instabili a causa del ritiro igrometrico.
La contrazione da ritiro impedita dall’aderenza al paramento in mattoni induce, per effetto dell’elevata rigidità del materiale, stati tensionali capaci di favorirne il distacco dalla muratura.
Fenomeni di degrado in forma di decoesione superficiale dell’intonaco possono, inoltre, manifestarsi in presenza di rivestimenti plastici al quarzo, i quali ostacolando la fuoriuscita dell’acqua presente nell’intonaco (per difetti localizzati nella pittura stessa o per difetti costruttivi che favoriscono l’imbibizione di acqua in alcune zone della facciata) favoriscono l’accumulo di sali e di acqua all’interfaccia intonaco/rivestimento plastico. Per effetto dell’insolazione durante i periodi particolarmente secchi l’aumento della tensione di vapore dell’acqua e la cristallizzazione dei sali può promuovere la formazione di bolle nella pittura e lo sfarinamento superficiale dell’intonaco.
L’intervento di risanamento di malte da intonaco fessurate e degradate si esegue dopo aver rimosso accuratamente tutte le porzioni non aderenti al supporto murario oppure in fase di distacco. La ricostruzione delle zone di intonaco distaccate può essere effettuata mediante l’impiego di una malta caratterizzata da un’elevata capacità di aderire al supporto (valore di adesione maggiore di 2.5 N/mm² dopo 28 giorni di stagionatura), che nel contempo possegga un modulo elastico prossimo a quello degli intonaci normalmente utilizzati in facciata. Una resistenza a flessione particolarmente elevata (8 N/mm2), inoltre, rappresenta un’ulteriore garanzia per ridurre il rischio di fessurazione della malta utilizzata.
Le prestazioni sopramenzionate non sono generalmente ottenibili con malte cementizie tradizionali alle quali occorre, invece, aggiungere un lattice tipo PLANICRETE che consenta di conseguire elevati valori di adesione e di resistenza a flessione riducendo nel contempo il modulo di elasticità della malta. Una alternativa alla soluzione prospettata è costituita dall’impiego del lattice PLANICRETE con una malta premiscelata.
Dopo aver ricostruito le sole porzioni di intonaco degradato, e prima di procedere alla tinteggiatura, per regolarizzare l’intera superficie della facciata ed eliminare le inevitabili imperfezioni che finirebbero per essere esaltate dalla nuova finitura, si può eseguire una rasatura impiegando una malta cementizia che possegga le seguenti prestazioni a 28 gg: adesione maggiore di 2 N/mm², resistenza a flessione maggiore di 5 N/mm², modulo elastico 7.000-11.000 N/mm².
Una malta avente queste caratteristiche può essere utilizzata per la rasatura di:
– facciate prima della posa di rivestimenti in ceramica;
– intonaci di cemento oppure calce/cemento anche se pitturati, purché ben aderenti al supporto;
– vecchi rivestimenti in mosaico;
– elementi in calcestruzzo armato (travi, pilastri, pareti di taglio e nuclei ascensore).
Manutenzione degli edifici in muratura
La protezione degli edifici in muratura di pietra o di mattoni dipende fortemente dall’eventuale presenza di umidità di risalita per capillarità delle fondazioni.
Infatti, in assenza di risalita capillare il degrado dei materiali è imputabile fondamentalmente all’azione dell’acqua piovana che, nel caso delle murature faccia-vista, interessa principalmente il giunto di allettamento in malta.
In questa evenienza, l’intervento di manutenzione deve mirare alla ricostruzione dei ricorsi ammalorati mediante malte che posseggano prestazioni elasto-meccaniche simili a quelle generalmente impiegate nella costruzione dei paramenti murari (Rc minore di 12 N/mm2).
Inoltre, al fine di preservare anche i laterizi o i conci lapidei particolarmente porosi, dall’azione degradante, si può effettuare un trattamento idrorepellente sull’intera facciata, con l’obiettivo di ridurre l’assorbimento d’acqua del supporto murario, senza alterare sensibilmente la proprietà di traspirabilità al vapore del muro.
In presenza di umidità di risalita, invece, il ciclo di intervento da attuare il risanamento del muro si basa sulla demolizione degli intonaci esistenti per un’altezza pari a quella di risalita capillare incrementata di un valore pari a due volte circa lo spessore del muro.
Alla demolizione segue un intenso lavaggio della muratura con l’obiettivo di rimuovere completamente i sali presenti in forma di efflorescenze sul paramento murario.
Quindi, si procede all’esecuzione dell’intonaco realizzato mediante un rinzaffo di spessore pari a circa 5 mm cui si fa seguire un intonaco macroporoso di spessore non inferiore ai 20 mm .
Il rinzaffo ha la funzione di rallentare il trasferimento del sale dal setto murario all’intonaco riducendo le pressioni di cristallizzazione. Al rinzaffo si richiede, quindi, una resistenza alla compressione (Rc maggiore di 8 N/mm²) maggiore di quella dell’intonaco macroporoso (Rc = 4-6 N/mm²).
Sia il rinzaffo che l’intonaco macroporoso, inoltre, debbono essere caratterizzati da bassi valori di modulo elastico (minore/uguale a 8000 N/mm²) per evitare indesiderati fenomeni di distacco dal supporto.
La resistenza a vapore (Sd = 30×0.005 = 0,15 m) del rinzaffo, infine, non deve risultare sostanzialmente diversa da quella dell’intonaco (Sd minore/uguale a 0.25 m) per non alterare la proprietà di traspirabilità del setto murario.
Le superfici intonacate con l’intonaco macroporoso (al pari di quelle regolarizzate con malta cementizia tipo PLANITOP 200 possono essere tinteggiate con pitture e finiture ai silicati e/o silossaniche.

Conclusioni :
Il successo degli interventi di ripristino e di manutenzione delle facciate dipende non solo dall’ accuratezza nella scelta dei colori della tinteggiatura e delle finiture ma è strettamente dipendente dall’efficacia delle operazioni di risanamento e di regolarizzazione delle superfici. Noi di ALCA srl siamo in grado si supportarvi per le migliori soluzioni

le facciate ventilate fotovoltaiche nelle ristrutturazioni

le facciate ventilate fotovoltaiche nelle ristrutturazioni

Oggi vi parlerò di un argomento di vitale importanza sia nelle nuove costruzioni che  in quelle da ristrutturare : le facciate ventilate!!!

L’utilizzo di facciate ventilate ha caratterizzato molti dei prospetti degli edifici negli ultimi anni. Questo tipo di soluzione costruttiva si adatta molto bene all’utilizzo sia in edifici di nuova costruzione sia in caso di interventi di ristrutturazione. I pregi di una facciata ventilata sono molteplici, oltre alla protezione dagli agenti atmosferici, i rivestimenti ventilati offrono nuove possibilità strutturali con materiali ermetici (vetro e metallo), permettono costruzioni più resistenti rispetto ad una parete massiccia con superficie a intonaco e consentono un migliore isolamento acustico. Da un punto di vista estetico la grande varietà dei materiali per il paramento esterno, marmo, granito, pietre naturali, vetro, metallo ed integrazione fotovoltaica , consente una grande versatilità di utilizzo, massima creatività e originalità estetica.

Stratigrafia di una facciata ventilata
Dal punto di vista costruttivo la facciata ventilata si presenta come un rivestimento multistrato montato a secco fissato al muro perimetrale dell’edificio mediante un sistema di intelaiatura costituito da montanti e traversi, che consentono il passaggio dell’aria tra muro e paramento. Lo strato isolante è fissato alla parte esterna dell’edificio, costituendo un sistema di coibentazione simile al sistema a cappotto. Dall’esterno all’interno la  parete è così composta:

  • un paramento esterno;
    • una camera d’aria;
    • strato isolante;
    • sotto-struttura.

La facciata ventilata sfrutta “l’effetto camino” che si genera grazie allo strato di aria compreso fra il paramento e la parete dell’edificio, così si forma una circolazione di aria dovuta alla differenza di pressione tra l’aria interna all’intercapedine e l’aria esterna. “L’effetto camino” è garantito se lo strato di aria è compreso tra i 5 e i 7 cm, uno strato più spesso causerebbe la formazione di moti convettivi, ostacolando la circolazione dell’aria.
Il comportamento della facciata ventilata varia in funzione delle condizioni
atmosferiche esterne. Nel periodo estivo la ventilazione naturale creata nell’intercapedine porta alla diminuzione della trasmissione di calore tra interno ed esterno. Nella stagione invernale, se l’isolante è stato opportunamente dimensionato, si riesce a mantenere la temperatura dello strato coibente simile a quella dell’aria esterna, evitando il flusso di aria all’interno dell’intercapedine, impedendo così l’effetto camino e il raffreddamento dello strano esterno della parete. La parete ventilata, inoltre, consente una migliore dispersione della quantità di vapore interna alla muratura, aumentando la curabilità  ela durata del muro stesso.
La facciata ventilata e la ristrutturazione edilizia.

La facciata ventilata è un sistema di isolamento efficace che può essere preso in considerazione in caso di ristrutturazione come alternativa ad un tradizionale intervento di isolamento esterno a capotto. La progettazione della facciata ventilata in caso di applicazione ad una struttura esistente deve essere affrontata non solo da un punto di vista estetico ma prendendo in considerazione lo stato di salute dalla struttura su cui sarà installata. Il primo passo è quello di operare una attenta valutazione della struttura dell’edificio e del tipo di tamponature esistente, che deve essere idonea a reggere il carico di peso dovuto al nuovo elemento. La facciata esistente, quindi, deve essere in buone condizioni ed integra. La scelta del materiale di rivestimento deve essere effettuata innanzitutto valutando la tenuta del carico del peso della facciata da parte dell’edificio, una volta stabiliti questi parametri è possibile ragionare sulle caratteristiche estetiche. I materiali utilizzabili sono di ampia gamma e con caratteristiche tecniche, di durata ed estetica molto variabili. Si va dai materiali pesanti come il marmo, il granito e le pietre naturali a lastre di medio spessore come il gres porcellanato cristallizzato, fino al vetro. Tutti i materiali sono prodotti per avere le massime prestazioni sia di durata che di personalizzazione ma sicuramente le ceramiche ed il gres sono i materiali che permettono più libertà. Inoltre con le ultime tecnologie disponibile alla faccita ventilata può essere integrato il fotovoltaico.
La corretta posa dello strato isolante

Nella facciata ventilata è fondamentale affrontare con estrema cura e attenzione la posa dell’isolamento. Se da un lato, infatti, il posizionamento dello strato isolante è continuo e quindi garantisce la diminuzione della dispersione termica eliminando la presenza dei ponti termici lineari e la discontinuità di isolamento in corrispondenza delle travi e dei pilastri di bordo, dall’altra parte è importante proteggere l’isolante dagli agenti esterni. Data la sua conformazione, infatti, lo strato isolante è particolarmente esposto all’azione e al deterioramento degli agenti atmosferici quali vento e pioggia. Il vento può sviluppare alte velocità dell’aria nelle fessure di ventilazione, inoltre, è indispensabile garantire la protezione dello strato isolante dall’acqua e dall’umidità mediante sigillatura.
Contrariamente alle pareti massicce nelle facciate ventilate non ermetiche, in cui penetra la pioggia, si rileva umidità anche dietro il rivestimento. Con determinate condizioni climatiche quest’ultimo può raffreddare fino al di sotto del punto di rugiada causando condensa nelle fessure. In questa tipologia costruttiva è opportuno porre particolare attenzione all’utilizzo dei materiali garantendo collegamenti ermetici e protezioni dalla pioggia. Oltre ad una ottima protezione termica, la facciata ventilata, se correttamente dimensionata, rappresenta anche una buona barriera acustica. La qualità dell’assorbimento e della trasmissione acustica, possibile grazie alla successione a strati del paramento, intercapedine ed isolante, è data chiaramente dalle caratteristiche di riflessione, assorbimento e trasmissione dei materiali utilizzati, nonché dal loro dimensionamento,spessore e posizionamento. Inoltre questi sono tutti interventi che ben si adattano al panorama edilizio europeo , e specialmente nelle ristrutturazioni , e riqualificazioni edili e energetiche , la facciata ventilata fotovoltaica è utile per ridurre i consumi , le emissioni e per innalzare la Classe Energetica dell’intero edificio.

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                     

                                                                

                                                                                            

Muffa e isolamento termico

Muffa e isolamento termico

Oggi vi voglio parlare di un argomento un po’ particolare che chi sa quante volte vi siete trovati ad averci a che fare senza sapere la soluzione : la muffa sui muri .

Soprattutto nella stagione molto umida e piovosa si possono formare antipatiche e antiestetiche macchie di muffa sui muri , specialmente quelli poco isolati dove si formano i cosiddetti Ponti termici , cioè consistenti sbalzi di temperature tra interno ed esterno.

Le muffe altro non sono che dei microorganismi viventi, sostanzialmente delle spore e batteri che trovano ambiente favorevole nelle zone fredde e umide dei muri nutrendosi di acqua e altre sostanze.

Le pareti ed i muri esposti a nord, poco o per niente isolati termicamente , o con piccole infiltrazioni , sono l’ideale per il loro proliferare.

condomini e contabilizzazione del calore

condomini e contabilizzazione del calore

Oggi ti parlo della Contabilizzazione del calore nei condomini : il 2016 è arrivato e le modifiche all’impianto non sono semplici come sembra.

Il decreto legislativo 102/2014, che ha recepito la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, prevede l’installazione di sistemi di contabilizzazione del calore per tutti quegli edifici dove la caldaia serve due o più unità immobiliari indipendenti. La scadenza per adempiere a tale obbligo è dicembre 2016.
Sebbene ai più la scadenza sembri abbastanza lontana, è utile fare alcune considerazioni che possono smentire tale percezione.

La Finitura con Marmorino

La Finitura con Marmorino

Ciao! Oggi ti parlo di una bellissima finitura per abbellire i tuoi spazi sia in casa che in ufficio , anche che vista la particolarità è indicata più per finiture interne di abitazione di un certo pregio : Il marmorino

Si tratta di un tipo di decorazione che  va ben oltre la semplice tinteggiatura , ti caratterizza una parete rendendola decisamente particolare . Il marmorino evoca l’aspetto del marmo sia nelle particolari striature che nella spiccata brillantezza ; è realizzabile con spatolato un tipo di effetto importante che ben si sposa con arredi classici e perché no anche moderni. La parete seguita con marmorino si presenta al tatto perfettamente liscia e satinata ; queste caratteristiche permettono di sostituirlo facilmente con altre tecniche di pittura grazie anche alla vasta gamma di colori a disposizione .

Il bello di questo tipo di decorazione è che viene eseguito con materiali naturali e traspiranti tipo il grassello di calce , polvere di marmo e materiali naturali.